Itinerario

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L’itinerario che proponiamo coincide con quello che gli archeologi hanno classificato come “percorso β”.
Si parte dal piazzale del Museo e si imbocca la stradella che attraversando il cancello di ingresso comincia a scendere abbastanza ripidamente verso l’antico insediamento.
Già nel tratto pavimentato incontriamo le prime emergenze archeologiche che consistono in un paio di cavità strettamente correlate alla gestione delle acque.Proseguendo su questa porzione pianeggiante arriviamo all’accesso vero e proprio del sito, in corrispondenza di una rampa di scale in acciaio che facilita la discesa in un tratto che altrimenti risulterebbe troppo ostile ai camminatori moderni.Terminata la discesa eccoci già indietro di un paio di secoli.Ci troviamo in un ambiente molto suggestivo, stretto in una piccola gola la cui parete destra (vista da chi scende) è parzialmente scavata e incisa. Qui trovano posto quelle che gli archeologi hanno identificato come unità abitative (uomini-animali) e che, visti la commistione di tecniche costruttive e le forme rettangolari delle “stanze”, devono essere state la parte più recentemente abitata dell’insediamento.
E' facile intuire come, dopo il pericolo degli attacchi e dei saccheggi, la relativa tranquillità dei tempi moderni abbia spinto le genti a lasciare le rupi per tornare al pianoro, allo scoperto.Ora siamo a metà del viaggio. Il prossimo passo ci catapulterà indietro di parecchi secoli. Infatti, lasciati i gradini in acciaio, dopo questi ambienti rettangolari, sempre sulla destra di chi scende, troviamo l’accesso a quella che risulta essere la parte più articolata e affascinante dell’intero abitato rupestre.Suggeriamo il ricorso alle notizie riportate sul sito web, nella sezione “Insediamento”, o la prenotazione di una visita guidata per approfondire la conoscenza dei singoli ambienti che, per antichità e stratificazione d’uso, meritano una trattazione a parte.Ritornando sul percorso che abbiamo appena lasciato , scendiamo ancora, e fuori dalla gola, ci troviamo in corrispondenza di un piccolo bivio. Consigliamo, per l’andata, di imboccare a sinistra, in quanto la pendenza e l’usura dei gradini del percorso a destra, potrebbero causare qualche incertezza durante la discesa.

Giunti al termine degli scalini in roccia, ci troviamo in uno dei più ampi terrazzi dell’area, dove coesistono diverse cavità, molto ben conservate e che denotano una frequentazione d’utilizzo molto recente, almeno per quanto riguarda gli usi agricolo-pastorali.
Gli anziani del luogo raccontano ancora della loro giovinezza, quando era bello e difficile coltivare gli ulivi, pascolare i greggi e allevare le api; di quando, in un giardino illuminato dall’alba al tramonto, per sentirsi comunità e alleviare le fatiche, s’intonavano al cielo i canti del popolo.
In effetti, fino a venti anni fa, prima degli espropri per pubblica utilità ed i successivi interventi di valorizzazione e fruizione turistico culturale, voluti dalle diverse Amministrazioni Comunali di Zungri, i vecchi proprietari scendevano con animali da soma e con loro condividevano le fatiche di una vita ordita nelle trame della Natura.La visita al Museo e qualche fotografia in bianco e nero ci restituiscono l’atmosfera di quei tempi, e anche meglio può fare dal vivo qualche vecchia donnina che, a dispetto degli anni e degli acciacchi, si ostina ancora oggi a tornare al suo vecchio campo per raccogliere le fascine di legna da ardere e le erbe aromatiche da masticare.
In questo terrazzo, che affaccia a sud, sulla valle dove scorre da sempre il torrente Murria, possiamo trovare riparo anche noi, come gli antichi, almeno per il tempo che la vita frenetica dei tablet ci può concedere.
Ricordiamo che la visita al sito può essere arricchita con un ampliamento delle zone visitabili ma, considerato lo stato di naturalità dei restanti percorsi, è consigliabile che ad affrontarli siano persone esperte o accompagnate da guide autorizzate.

Buon divertimento e non dimenticate un commento sul nostro Guestbook!

 

 

 

 

(Foto Montepaone R.)